Quando un hobby diventa un lavoro

Non capita molto spesso di parlare di qualcuno che è riuscito a fare di un suo hobby un lavoro, ma questo è il caso di Daniela Zerbini, nostra concittadina, che ha dato vita, più di trent’anni fa, a Portogruaro, ad una attività commerciale ed artigianale insieme, “Tricot filati”, sfruttando una sua passione, quella del lavoro a maglia, che ha coltivato fin da bambina.

Questa suo interesse viene da lontano, si delinea e sviluppa all’interno della famiglia, dove la madre, valente sarta, incoraggia Daniela e Patrizia, l’altra figlia, a fare, a creare con le proprie mani. E’ naturale che le due sorelle, forti dell’esempio materno, si indirizzino dapprima verso il cucito e realizzino, come del resto molte loro coetanee, i vestitini per le bambole, anche se a differenza di quest’ultime, non si limitano a singoli pezzi, ma creano intere collezioni che poi mostrano, o meglio “presentano” alle loro amiche in estemporanee sfilate, lasciandole a bocca aperta.
Anche il padre, ricorda Daniela, pur svolgendo un lavoro impiegatizio, coltivava una vera e propria passione per il disegno e la pittura ed era, a suo dire, molto creativo e costituiva un modello di riferimento.

Daniela rievoca con particolare piacere questi momenti della sua infanzia e della sua educazione, affidata, dopo la scomparsa prematura del padre, completamente alla madre che incoraggiava il fare delle figlie e che adottava un metodo, a suo avviso molto efficace per sollecitare la loro curiosità e far emergere nuovi interessi che partivano sì dal cucito, ma spaziavano in molti campi, dalla maglia, all’uncinetto in primis, alla realizzazione di piccoli oggetti per la casa: lei si limitava a dare i primi rudimenti, poi diceva che il resto veniva da sé, che bisognava un po’arrangiarsi, “rubare con gli occhi”, provare insomma, incoraggiando così l’intraprendenza.
E questo è l’insegnamento che Daniela non ha più dimenticato e che ha applicato quando, conseguita la maturità all’Istituto tecnico commerciale, quasi casualmente una cliente della madre, vedendola alle prese con una liseuse ed ammirandone la perizia esecutiva e l’originalità, le commissiona una giacca; Daniela accetta con entusiasmo, si mette all’opera e realizza, lo ricorda ancora nitidamente, un golf bianco lavorato a onde. Da quel momento non si è più fermata: in seguito, assieme alla sorella, ha acquistato una macchina da maglieria ed ha aperto il negozio di filati, già citato, a Portogruaro.

Era l’84; la collaborazione con la sorella è durata 8 anni, poi Daniela ha continuato da sola. Ancora oggi lei si dice contenta della sua scelta e proprio la convinzione di aver fatto la cosa giusta, più adatta per lei, le ha fatto superare le difficoltà che si sono inevitabilmente presentate, ed affrontare con entusiasmo un ritmo di lavoro a volte massacrante. Le motivazioni che trova poi nella sua attività sono profonde per cui ci tiene a ribadire che il lavorare a maglia non è solo legato al fattore moda, ma rientra e si ricollega ad una cultura del fare, che si è evoluta nel tempo di pari passo con la storia dell’uomo ed è passata dalla realizzazione di capi di semplice fattura, con la funzione primaria di coprire, ad altri più elaborati, basati su punti sempre più preziosi, per approdare recentemente ad una ricerca e sperimentazione su materiali nuovi o sulla rielaborazione e riscoperta di quelli antichi.
E’ proprio questa convinzione che il suo lavoro attenga ad un fatto culturale e rientri in un certo modo di vedere, pensare il mondo ed agire, che spinge Daniela a trasmettere questo suo sapere a quante più persone possibile, organizzando corsi personalizzati, dove ciascuno può trovare le risposte a sue necessità, o in maniera più informale e gratuita, aiutando le clienti ad eseguire i vari capi e a superare le difficoltà tecniche.
Rimanendo in questo ambito, Daniela ha un suo sogno o progetto: organizzare dei corsi di maglia all’interno delle scuole, in modo che un patrimonio di abilità e sapienza antiche non vada disperso e dimenticato.

Ciò che colpisce poi, guardando i capi realizzati, tutti capi unici peraltro, oltre che l’abilità e la precisione tecniche messe in campo è anche e soprattutto la creatività, a tratti stupefacente, e che fa pensare ad un prodotto artistico oltre che artigianale.
Questo gusto per la decorazione, il colore, l’accostamento di materiali diversi, le soluzioni originali, lei li esprime anche nell’allestimento delle vetrine per le quali ha ricevuto vari riconoscimenti: in particolare 2 premi a Portogruaro e 2 a Pordenone, tra cui un I° premio sul tema dell’estate. Concludendo il nostro incontro, Daniela ricorda che il criterio che la guida nel suo lavoro, e nel suo rapporto con le clienti, oltre all’immancabile entusiasmo, non è tanto l’adesione acritica e pedissequa alla moda del momento, quanto lo sforzo  di avvicinarsi il più possibile alla personalità del soggetto che ha davanti, di rispondere alle sue esigenze profonde, il che la porta il più delle volte a rielaborare in chiave personale quanto dettato dagli stilisti. A questo punto non resta che visitare di persona il negozio – atelier “Tricot filati”, situato in via Garibaldi n.31 a Portogruaro, allo scopo di verificare “de visu” quanto letto; penso che non resterete delusi.
Buona fortuna, Daniela.

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