Toponomastica Archivi

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Gruaro

  • GRUARO: il toponimo propone varie interpretazioni. C’è chi lo fa risalire al nome della gru, uccello acquatico che si suppone abitasse in queste zone ricche d’acqua, ma si tratterebbe di un caso raro. Altri lo fanno derivare da una forma latinizzata gruarius”, un termine franco che significa “guardiano del bosco. Anche questa definizione non trova conferme documentarie medioevali. Altre supposizioni sono legate alla presenza dell’acqua. Una la fa derivare da grava (ghiaia), visto che il territorio era percorso da fiumi importanti quali il Tagliamento, il Lemene e il Reghena. Altra teoria vede l’origine del nome Gruaro da forme della bassa latinità: Groa, Grua, ossia terra paludosa”, come doveva essere il territorio un  tempo.
  • Via Elsa Morante: scrittrice (Roma 1912 – Roma 1985). Figlia illegittima di una maestra ebrea e di un impiegato delle poste, alla nascita fu riconosciuta da Augusto Morante, sorvegliante in un carcere minorile. La Morante iniziò giovanissima a scrivere filastrocche e fiabe per bambini, racconti brevi che furono pubblicati su varie riviste tra cui “Il Corriere dei piccoli”. Il suo primo libro fu proprio una raccolta di queste storie giovanili: “Il gioco segreto”, “Le straordinarie avventure di Caterina”. Nel 1936 conobbe lo scrittore Alberto Moravia che sposò nel 1941; insieme frequentarono i grandi scrittori e pensatori del tempo, fra cui P.P. Pasolini. Verso la fine della seconda guerra mondiale, Moravia e la moglie si rifugiarono a Fondi, un paesino vicino al mare, luogo che compare frequentemente nelle opere dei due scrittori. Il primo romanzo che la Morante pubblicò fu “Menzogna e sortilegio” che vinse il premio Viareggio. Il successivo, “L’isola di Arturo”, uscì nel 1957 e vinse il premio Strega. Nel 1961 Moravia e Morante si separarono, ma Elsa continuò a scrivere. Lavorò in questi anni a un romanzo “Senza i conforti della religione” che non vide mai la luce e a “La Storia”, vicenda ambientata a Roma durante la seconda  guerra mondiale, che uscì nel 1974 ed ottenne fama internazionale. L’ultimo romanzo fu “Aracoeli”. Ammalatesi in seguito ad una frattura al femore, morì nel 1985 per un infarto dopo un’operazione chirurgica.
  • Via Grazia  Deledda: scrittrice (Nuoro 1871- Roma 1936). Autodidatta, iniziò giovanissima un assiduo lavoro di narratrice che svolse a Roma dove si trasferì e collaborò alla “Nuova Antologia”: Nel 1926 le fu assegnato il premio Nobel. La Sardegna, con la sua società arcaica, le chiuse passioni e l’arido paesaggio, fu la fonte d’ispirazione della prima parte della sua opera: racconti e romanzi, fra cui “Anime oneste”, “Elias Portolu”, “Cenere”, “L’edera”, “Canne al vento”, “Marianna Sirca”, “La madre”; opere che la farebbero situare fra  gli scrittori del verismo italiano se da essi non la distaccasse una più profonda e sfumata indagine psicologica; così come la divide dai decadenti la salda dimensione morale dei personaggi presente soprattutto nelle sue ultime opere: “Il segreto dell’uomo solitario”, “La fuga in Egitto”, “Il paese del vento”. Dopo un grande successo europeo ha subito negli anni un forte declino.
  • Via Matilde Serao: scrittrice e giornalista italiana (Patrasso-Grecia 1856 – Napoli 1927). Iniziò giovanissima una fortunata carriera, prima come redattrice del quotidiano di Napoli, poi a Roma come collaboratrice di vari quotidiani. Sposò nel 1884 Edoardo Scarafoglio e tornata a Napoli vi curò per anni una rubrica mondana sul “Corriere di Napoli”, da lei fondato e diretto col marito. Separatasi da lui nel 1904, fondò “Il Giorno di Napoli” che diresse fino alla morte. Nei racconti e nei romanzi che ritraggono il popolo e la piccola borghesia romana, la Serao lasciò l’impronta della sua vocazione giornalistica: l’abile taglio delle scene d’ambiente, l’introspezione psicologica, la sensibilità sociale e talora anche un facile colore di presa immediata, ma superficiale.

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Boldara

  • BOLDARA: località del comune; varie sono le ipotesi sull’origine del nome:
    La prima lo fa derivare  da voltara, con riferimento alle anse del fiume Lemene.
    La seconda lo fa risalire al tedesco wald cioè bosco, che richiama un territorio ricoperto da foreste.
    La terza lo fa derivare da volpara, cioè luogo delle volpi, cambiato successivamente in Boldara.
  • Via Crosara: il toponimo, di recente formazione, si riferisce a vie o strade caratterizzate dalla presenza di un incrocio.
  • Strada Ronci: si tratta di un nome molto diffuso in tutto il Friuli. Dal latino, roncare, sarchiare, depilare, ma anche mietere. I terreni così denominati, erano in origine luoghi boschivi, disboscati per lasciare posto alla coltivazione o ai pascoli.
  • Slargo Borghetto: a Boldara indica un gruppo di abitazioni lungo una strada secondaria, poco lontana dalle vie di comunicazioni più importanti.

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Bagnara

  • Piazza Aldo Moro: (Maglie, Lecce, 23/09/1916 – Roma, 09/05/1978)
    Politico. Deputato democristiano dal 1948, più volte ministro, segretario della DC (1959/65), presidente del Consiglio (1963/68), formò un governo di centro-sinistra con la partecipazione del PSI. Ministro degli Esteri (1969/74) e di nuovo presidente del Consiglio (1974/76). Dal 1976 presidente della Democrazia cristiana, venne rapito dalle Brigate Rosse il16/03/1979, mentre preparava l’allargamento della maggioranza al PCI. Dopo 55 giorni di sequestro, fu ritrovato ucciso in una vettura parcheggiata nel centro di Roma.
  • Via Volpi di Misurata: (Venezia, 19/11/1877 – Roma, 16/11/1947)
    Volpi Giuseppe. Imprenditore e politico. Fondatore della S.A.D.E. (Società Adriatica Di Elettricità, 1905), tristemente famosa per aver costruito la diga del VAJONT. A lui si deve anche la C.I.G.A. (Compagnia Italiana Grandi Alberghi).
    Nel 1919 ideò e avviò la costruzione del complesso industriale e portuale di Marghera stabilendo una proficua collaborazione con le strutture del regime fascista. Governatore della Tripolitania, regione della Libia, nel 1921/25, fu in seguito ministro delle Finanze (1925/28). Durante il ventennio fu insignito del titolo nobiliare di Conte della Misurata Abbandonati gli incarichi di governo, estese le sue attività imprenditoriali a diversi settori: fu inoltre presidente della Biennale di Venezia e tra i promotori del festival cinematografico. Dal 1934 presiedette la Confederazione fascista degli industriali. Arrestato dai Tedeschi dopo la caduta del regime fascista (1943), venne rilasciato dopo alcuni mesi di detenzione e si rifugiò in Svizzera dove svolse una certa attività antifascista che gli valse la simpatia degli U.S.A. e la conseguente riabilitazione politica. Il nome dell’industriale veneziano entrò a far parte dell’onomastica stradale del comune quando questa fu rinnovata nell’agosto del 1968 (Delibera del 28 agosto 1968), portando la motivazione di rendere la numerazione civica “più rispondente alle esigenze di oggigiorno”!
  • Via Vincenzo Monti: (Alfonsine, Ravenna 1754 – Milano 1828)
    Poeta e letterato. Frequentò l’università di Ferrara, ma fu a Roma, dove era segretario di Luigi Braschi, che la sua cultura assimilò le varie tendenze letterarie dell’epoca. Le capacità di verseggiatore appaiono già in luce nel poemetto “La bellezza dell’universo” nelle odi “La prosopopea di Pericle” e “Al signor di Mongolfier”.
    Alla discesa di Napoleone si trasferì a Bologna e poi a Milano, capitale della Repubblica Cisalpina. Fuggito a Parigi, divenne aperto sostenitore di Napoleone per cui scrisse numerose opere cortigiane: “Il bardo della Selva Nera”, “La Mascheroniana”, “Il Prometeo”.
    Caduto in disgrazia al ritorno degli Austriaci, nonostante alcune opere di carattere encomiastico, come “Mistico omaggio”, vide ridimensionata la sua fama. La facilità con cui Monti passò da uno all’altro genere da un tema all’altro e la superficialità con cui si offrì alle forze, di volta in volta dominanti in Italia, caratterizzano la sua fisionomia umana e letteraria. Poeta di ispirazione neoclassica, compose versi di armoniosa musicalità e limpidezza cristallina, ma raggiunse i suoi esiti migliori come traduttore dell’Iliade.
  • Via Ugo Foscolo: (Zante, isola greca, 1778 – Turnham Green, Londra, 1827)
    Poeta. Compiuti i primi studi a Spalato, dopo la morte del padre medico, si trasferì a Venezia (1792). Entrato in contatto con la parte culturalmente più progressista della società veneziana, maturò ideali libertari e giacobini; per la sua opposizione al governo cittadino dovette fuggire a Bologna dove pubblicò l’ode “A Bonaparte liberatore”. Tornato a Venezia alla caduta della Serenissima, con l’incarico di segretario del nuovo governo, rimase profondamente deluso dalla firma del trattato di Campoformido, che consegnava la città agli Austriaci.
    Costretto a fuggire a Milano dove conobbe V. Monti e G. Parini, cominciò a collaborare con giornali e riviste. Passato a Bologna continuò l’attività di pubblicista e scrisse il romanzo epistolare “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, romanzo largamente autobiografico, espressione di una profonda crisi esistenziale e filosofica. Successivamente ritornò a Milano dove pubblicò le odi “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” e “All’amica risanata” e 12 sonetti, tra i quali “Alla musa”, “Alla sera”, “A Zacinto”, “In morte del fratello Giovanni”; in essi le inquietudini della sua personalità si fondono in un rigoroso equilibrio formale e poetico. A Milano compose (1804-06) anche il carme “Dei sepolcri” in seguito all’editto napoleonico che proibiva la sepoltura nei centri abitati. Il poeta presenta una serie di considerazioni sul tema della morte e soprattutto su quello dell’immortalità legata al ricordo nei posteri del valore e della virtù, come testimoniano le tombe dei grandi Italiani sepolti a S. Croce a Firenze. Persa completamente la fiducia in Napoleone e cresciuti i dissidi con l’ambiente letterario milanese, si trasferì a Firenze dove avviò la stesura del poemetto “Alle Grazie”.
    Dopo la definitiva caduta di Napoleone, rifiutò l’offerta del governo austriaco di dirigere la rivista letteraria “Biblioteca italiana” e se ne andò esule volontario a Londra. Qui si dedicò soprattutto agli studi di critica letteraria che ne fanno uno dei maggiori critici ottocenteschi.

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Bagnara

  • BAGNARA: frazione del comune; il nome deriva dal latino “balnearia – bagni, luoghi paludosi”. Esso caratterizzava un territorio paludoso attraversato da numerosi corsi d’acqua ben più consistenti di quelli attuali.
    La struttura geomorfologia del terreno conferma la presenza di affioramenti ghiaiosi oltre ad avvallamenti di chiara origine fluviale. Un’ulteriore conferma, che interessa il nome Bagnara, è la presenza a poca distanza del paese, di Bagnarola. Recenti ipotesi hanno infatti correlato le due località classificandole tra le numerose coppie toponimiche presenti nelle vicinanze.
  • Via Alessandro Manzoni: scrittore italiano (Milano, 1785 – 1873). Figlio del conte Pietro e di Giulia Beccaria.
    Per dissidi fra genitori, il Manzoni fu educato in vari istituti religiosi. L’influenza delle tradizioni familiari e le tristi esperienze scolastiche lo avvicinarono alle idee della Rivoluzione francese. Il periodo tra il 1805 e il 1810 trascorso a Parigi presso la madre, fu molto importante per la sua formazione anche spirituale. Il matrimonio con Enrichetta Blondel, giansenista, lo porterà successivamente, alla conversione al  cattolicesimo.
    La produzione cristiana inizia con gli “Inni sacri” con cui il poeta voleva esaltare le maggiori festività della Chiesa. Seguirono le tragedie “Il conte di Carmagnola” e “L’Adelchi” in cui, di fronte all’ingiustizia terrena, l’uomo si deve affidare alla volontà misericordiosa di Dio. A questo tipo di riflessione appartiene anche l’ode “Il cinque maggio” scritta per la morte di Napoleone.
    “I Promessi sposi” rappresentano il compimento di tutto il suo percorso interiore e letterario.
    La loro complessa struttura narrativa può considerarsi il risultato di quella esigenza di verità e di sentimento religioso che  caratterizza l’uomo e che permea tutta l’opera. L’ultima stesura del romanzo fu pubblicata a dispense fra il 1840 e il 1842. Successivamente il Manzoni si occupò soprattutto di questioni linguistiche in cui cercò di difendere e imporre anche nella pubblica istruzione il modello fiorentino che considerava più adatto all’unificazione italiana.
    La sua vita privata non fu molto felice, rattristata dalla morte in giovane età, della moglie Enrichetta e da gravi problemi familiari. Si risposò nel 1837 con Teresa Borri. Nominato senatore del regno partecipò al voto con il quale si trasferiva la capitale da Torino a Firenze: era sempre stato contrario al potere temporale dei papi. Incontrò Cavour, Garibaldi, Verdi, Vittorio Emanuele e Margherita di Savoia; da tutti era stimato per la sua integrità morale e il suo moderatismo. Morì a Milano il 22 maggio 1873.
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Mondina

  • MONDINA: località della frazione di Bagnara
    L’origine del nome si può individuare nel termine MONDARE, cioè pulire, diserbare, in riferimento alla bonifica della zona.
  • Via Ponzanis: la tesi corrente è che il nome sia di derivazione latina, esattamente derivante dal nome latino PONTIUS. Esso è comunque l’unico nome di origine romana presente nel territorio di Gruaro.
  • Via Macchiavelli Nicolò (Firenze 3/5/1469 – 22/6/1527): scrittore e politico. Segretario della 2a cancelleria della Repubblica fiorentina (1498/1512), compì numerose missioni diplomatiche in Italia e all’estero. Tornati i Medici a Firenze fu costretto a lasciare la vita politica. Si dedicò pertanto alla stesura delle sue opere maggiori: “Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio”, “Il Principe” e i dialoghi ”Dell’arte della guerra”; in esse è contenuto il suo pensiero politico. Nel “Principe”, per la prima volta si ha la precisa formulazione della necessaria distinzione tra la sfera etica e quella politica. L’opera ebbe un’immensa risonanza e fu messa all’indice nel1559 con l’accusa di empietà ed immoralità. Nel 1520 il cardinale Giulio de’ Medici gli affidò l’incarico di redigere la storia di Firenze; ne nacquero le “Istorie fiorentine” opera in 8 libri, rimasta incompiuta.
    Di valore anche la sua produzione letteraria: commedie come la “Mandragola” e “Clizia” e il poema “L’asino d’oro” testimoniano il vivo interesse di Macchiavelli per le questioni linguistiche e il suo sostegno al fiorentino contemporaneo.
  • Via Guicciardini Francesco (Firenze, 6/3/1483 – Arcetri, 22/5/1540): politico e storico. Ambasciatore della Repubblica fiorentina in Spagna, dopo il ritorno dei Medici a Firenze divenne, per incarico del Papa, governatore (1516/1526) di alcune province dello Stato Pontificio. Divenuto responsabile della politica estera della Curia, ebbe un ruolo di primissimo piano nell’organizzazione della Lega di Cognac (1526) contro Carlo V. Nel 1531 fu al servizio dei Medici. Si ritirò a vita privata nel 1537.
    Il suo pensiero politico e la sua concezione storica sono contenuti principalmente nei “Ricordi” dove traspare il suo scetticismo sulla possibilità dell’uomo di poter intervenire sulla realtà e quindi dell’inutilità di elaborare modelli d’interpretazione globale della stessa.
    In questo senso si opponeva al suo contemporaneo Macchiavelli. La sua opera più significativa resta la “Storia d’Italia” (1537/40) che consta di 20 libri nei quali sono presentati gli avvenimenti intercorsi tra la discesa di Carlo VIII nel 1494 e la morte di Clemente VII 1534. L’opera rappresenta il primo tentativo di tracciare una storia politica di respiro europeo.

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