Nucleare? Un costosissimo vicolo cieco…

5. L’uranio, come il petrolio, scarseggia e dobbiamo importarlo

L’Italia non ha uranio, dovrebbe importarlo da Russia, Niger, Namibia, Kazakistan, Australia, Canada.

Secondo l’Agenzia per l’energia Atomica, l’uranio dovrebbe scarseggiare dal 2030, invece già dal 1991 ha raggiunto il “picco” (se ne consuma più di quanto si estrae): sono le scorte militari che forniscono metà del combustibile. Senza nuovi reattori, la produzione di uranio è già insufficiente, perciò il suo prezzo si è moltiplicato per 10 (da 7 a 75 dollari la libbra) dal 2001 al 2007.

6. Altro che “bassi costi”: il nucleare è fuori mercato

Le stime Usa per i nuovi impianti danno il nucleare a 6,3 cent/ kWh contro 5,5 del gas e 5,6 del carbone. Per questo negli Usa, nonostante gli enormi incentivi stanziati da Bush (1,8 cent/kWh, oltre il doppio del differenziale di 0,8 cent), nessuno ci investe più dal 1976. L’unico reattore in costruzione in Europa è in Finlandia: l’azienda privata ci sta perchè lo Stato paga (fa pagare ai contribuenti…) smaltimento delle scorie e smantellamento finale della centrale (che costa quasi come la costruzione), e garantisce l’acquisto di tutta l’energia prodotta per 60 anni: un affare senza rischi per il privato! Ma l’entrata in funzione della centrale (ordinata nel 1996) è slittata dal 2009 al 2011: 15 anni. Così il suo costo finale, da 2,5 miliardi di euro è aumentato a 4 miliardi: più di 4 volte di una centrale a metano della stessa potenza (1600 MW). I ritardi nella costruzione sono una costante dell’industria nucleare: negli Usa i costi di 75 reattori, previsti in 45 miliardi di dollari, sono aumentati a 145, tre volte il previsto. In Italia i tempi sarebbero più lunghi e i costi più alti (un km di Tav costa 4 volte che in Francia.): chi paga? L’Enel per le 2 centrali slovacche, spende 2.700 euro/kW, mentre una centrale a gas costa meno di 500 euro/kW. Chi paga?

7. Il nucleare è in crisi: nel mondo solo 9 stati ci investono

L’Austria, col Referendum del 1978, ha deciso di non mettere in funzione la centrale già costruita sul Danubio. L’Italia è uscita dalla follia nucleare col Referendum del 1987.

La Germania, nel 2000, ha deciso di non investire più sul nucleare e sostituirlo col risparmio e l’aumento del 2,5% annuo di energie rinnovabili. La Svezia col Referendum del 1980 ha fatto la stessa scelta. La Spagna, con un Referendum nel 1983, ha deciso di uscire dal nucleare e raggiungere l’autonomia energetica entro il 2050, investendo moltissimo nel solare. Negli Usa non si costruiscono più centrali nucleari dal 1976.

In Europa nel 1976 c’erano 177 centrali, oggi sono 146, 31 in meno; nei prossimi venti anni un centinaio di esse chiuderanno; non saranno sostituite in Belgio, Germania, Olanda, Spagna e Svezia, che hanno deciso di non costruirne più. In Europa non hanno centrali nucleari, oltre all’Italia: Austria, Danimarca, Grecia, Irlanda (il movimento di opposizione ha bloccato il programma nucleare), Norvegia e Polonia, che ha interrotto la costruzione dell’unica centrale. Nel mondo: Australia, Nuova Zelanda, l’America Latina (escluso il Messico e Argentina), l’Africa (escluso Sud Africa) e l’Asia (esclusi Giappone, India, Pakistan, Cina e, in futuro?, Iran). Solo 9 stati in tutto il mondo investono nel nucleare: India, Cina, Russia, Ucraina, Giappone (fino al prossimo terremoto?), Iran, Argentina, Romania e Finlandia.

8. Centrali e bombe nucleari sono sorelle gemelle

Le centrali nucleari americane nascono per sfruttare il calore di scarto della produzione delle bombe costruite nel 1940-45 e “sperimentate” in agosto 1945 (a guerra già vinta!) a Hiroshima e Nagasaki con centinaia di migliaia di civili assassinati. Poi arrivano le centrali sovietiche. Ci sono anche centinaia di reattori militari per le 130.000 bombe atomiche e i sommergibili nucleari. Poi le centrali francesi, per la “Force de frappe”, terza potenza nucleare, con esplosioni in nord Africa e Pacifico (le ultime a Mururoa nel 1996).

Producono le centrali e le bombe nucleari le stesse industrie (prime General Electric e Westinghouse): senza gli enormi finanziamenti militari, l’industria nucleare non reggerebbe.

All’ONU, nel 1980, il presidente Usa Carter afferma: “Qualsiasi ciclo di combustibile nucleare è intrinsecamente proliferante”, crea materia prima per bombe atomiche. Così si dividono gli Stati “buoni”, che possono avere il nucleare, da quelli “canaglie” (Iraq, Iran, Corea del Nord) che non possono. Chi sono i “buoni”? Lo decidono i buoni stessi (Usa in testa)

Dal 1950 al ‘90 sono esplose a fini “sperimentali” 2000 bombe nucleari, con enormi dosi di radioattività senza protezione per la popolazione. Oggi gli effetti: negli Usa un’epidemia di malattie da radiazioni: mortalità infantile, cancri, leucemie, autismo, Parkinson, asma, ipotiroidismo in neonati, danni al sistema immunitario. L’esposizione a radiazioni ha causato, tra il 1945 e il 1996 negli Usa, un milione di morti infantili.

Fino al 1963 sono state 530 le esplosioni nucleari in atmosfera, molte nel deserto del Nevada. Un esempio degli effetti: delle 220 persone che nel 1954 hanno partecipato alle riprese del film “Il conquistatore” 47 sono morte di cancro e altre 44 ammalate di tumore: totale 91 su 220. Fra i morti, gli attori John Waine e Susan Hayward. Il film fu girato nello Utah. 11 mesi prima, dopo alcune esplosioni atomiche “sperimentali” nel Nevada (a 300 Km di distanza), gli allevatori trovarono molte pecore morte, con ustioni da radiazioni Beta, causate dalle esplosioni. Negli anni ’70 e ’80, nello Utah c’è stato un numero eccezionalmente alto di cancri e leucemie.

9. Industriali & politici amici temono la democrazia, anche energetica

Il nucleare, come il termoelettrico a carbone, gas e olio combustibile, è centralizzato, controllato dai vertici economici e politici, con enormi investimenti economici e politico-militari.

Invece le energie rinnovabili (solare termico e fotovoltaico, mini-idroelettrico ed eolico, biomasse locali) sono distribuite, controllate da ogni comunità che produce l’energia di cui ha bisogno.

Basterebbe coprire di pannelli solari fotovoltaici solo lo 0,4% delle superfici costruite o cementificate in Italia (che sono il 10% del territorio) per soddisfare l’intero fabbisogno nazionale di energia elettrica.

I politici di vecchio stampo (anche se si dicono “federalisti”) preferiscono un mondo in cui l’energia (come l’economia e l’informazione) è controllata dal potere centrale.

[print_link]

Pagine: 1 2