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“Durante la morte” di Davide Scovazzo

Il primo zombie-movie della serata si intitola Durante la morte” di Davide Scovazzo, di cui ho apprezzato sicuramente il dichiarato intento: quello di utilizzare un linguaggio classico del cinema di genere per raccontare qualcosa di differente.
Girato (in digitale) interamente a Genova, tra archittetture indubbiamente inquietanti e decadenti, si ispira ad una frase dello scrittore Niccolò Ammaniti (*), che a detta del regista gli ha ispirato la storia.

Essa principia all’alba: in un anonimo monolocale suona una sveglia, il nostro protagonista si alza e, ben bardato, comincia la propria errabonda giornata, senza una meta precisa, ma senza variazioni di rilievo (così almeno ci rivela la voce fuori campo). Per una buona parte del film egli non fa altro che incontrare non morti che si comportano come vivi e scappare da loro, e per 4 volte ci viene riproposta la medesima metodica incontro-rivelazione-fuga. Per carità, il trucco è discreto e non lesina trovate divertenti, ma ho trovato francamente eccessiva questa riproposizione, soprattutto perché non finalizzata ad alcun avanzamento della trama. Ad un certo punto il nostro, esausto, viene finalmente catturato, e da lì un brusco taglio apre la seconda parte del film, che conduce rapidamente alla rivelazione finale.

La prima cosa che colpisce è la precarietà della recitazione, nonché l’abuso della voce fuori campo… spesso ridondante, poteva tranquillamente essere omessa.
La seconda cosa che colpisce è che il “qualcosa di differente” del regista in realtà è uno dei temi portanti del cinema di Romero: gli zombie non sono differenti da noi, e sono finanche meglio di noi. La storia degli zombie che non si riconoscono come tali, che rimpiangono e perpetuano la propria vita passata, non è altrettanto nuovissima (basti pensare agli zombie di “Land of the dead”, che nel mondo fuori dalla città continuano ad esercitare le proprie attività e lavori). Ma a parte questo, il film è almeno coinvolgente?

Direi molto a tratti: belle le location e buona la fotografia, ottimi gli effetti sonori ed il trucco, ma sinceramente a questi zombie non ci si affeziona, sono morti più che “non morti” (anche se parlano, e ridono, e amano) e sono strumentali esclusivamente ad un’idea di fondo ben poco sorprendente…

Insomma un film da rivedere e da curare soprattutto nelle interpretazioni, o almeno da rimontare eliminando una parte di superfluo.

Voto 2/4

(*) la frase dovrebbe essere: “i ricordi sono zombie che ti uccidono instillandoti una nostalgia che ti leva il respiro”.

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